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Ozon, la mia storia di preti e pedofilia

ROMA – ‘Grazie a Dio’ di Francois Ozon è un film sorprendente, duro, che, nonostante il tema per nulla mainstream (preti e pedofilia), ti prende come il più appassionante dei thriller. Il fatto è che in questo film, tratto da una storia vera (il caso Preynat-Barbarin su abusi sessuali ai danni di minori commessi nella diocesi di Lione) e in sala dal 17 ottobre con Academy Two, le emozioni sono tante: uomini adulti che confessano nei minimi particolari, e tra mille imbarazzi, gli abusi subiti trent’anni prima e, soprattutto, la prepotenza della Chiesa nel negare i fatti, la sua ostentata impunità.

“Non volevo fare un film sul cattolicesimo e sulla pedofilia, ma piuttosto sulla fragilità maschile. Una cosa che si vede poco al cinema” ci tiene a dire oggi a Roma il regista. Protagonista del film – che ha vinto il premio della Giuria al Festival di Berlino – è Alexandre (Melvil Poupaud) che un giorno scopre come padre Preynat (Bernard Verley), il prete che lo ha molestato durante l’infanzia, è tornato a dir messa nella regione di Lione. Una cosa assurda perché Alexandre, oltre ad essere una vittima, è anche un padre e non accetta che il sacerdote possa avere ancora contatti con altri bambini. Considerato che la Chiesa si rifiuta di sanzionare Preynat, grazie anche alla copertura dal cardinale Barbarin (Francois Marthouret), Alexandre è pronto ad agire per conto suo, e poi insieme ad alcuni amici di vecchia data ed ex vittime, Francois (Denis Ménochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud). Iniziano così le denunce alla giustizia ordinaria, anche se nella maggior parte dei casi i reati sono andati in prescrizione. Lentamente le vittime degli abusi escono allo scoperto e prendono coraggio, anche grazie alla costituzione di un’associazione che raccoglie le testimonianze degli abusi, e così la battaglia all’omertà ecclesiastica prende forza fino a trovare giustizia.

Questa la situazione giudiziaria ad oggi. Preynat è stato costretto dalla Chiesa alle dimissioni dello stato clericale, ma è ancora sotto processo per la giustizia ordinaria, mentre il cardinale Barbarin, colpevole di “omessa denuncia di maltrattamenti” in primo grado, ha presentato le sue dimissioni a Papa Francesco che le ha però rifiutate. “A Lione il film ha avuto un successo imprevedibile e inatteso – dice Ozon – come d’altronde in tutta la Francia dove ha ottenuto un milione di spettatori. Va detto che c’è stata una forte resistenza della Chiesa, una cosa che alla fine ci ha fatto anche pubblicità. Ma una cosa è certa, a pochi giorni dall’uscita prevista del film nessuno di noi era certo che sarebbe mai arrivato in sala”. “Da parte della Chiesa – spiega il regista – si continua a parlare di tolleranza zero verso queste cose, ma di fatto le azioni non sembrano seguire questa volontà. Ad esempio – conclude – dispiace pensare che Papa Francesco a tutt’oggi non abbia accettato le dimissioni di Barbarin”.

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