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La ‘Madre’ tragica di Bong Joon-ho regista di Parasite

(ANSA) – ROMA, 11 GIU – A volte succede, se ti chiami Bong
Joon-ho e sei il regista che con PARASITE ha vinto tutto (Palma
d’Oro e Oscar come miglior film, regista, sceneggiatura
originale e film straniero), che un tuo film come MADRE, datato
2009, arrivi in sala dopo 12 anni. E va aggiunto, per nostra
fortuna.
    Già a Cannes a Un Certain Regard, il film distribuito da giovedì
1 luglio da Pier Francesco Aiello per PFA Films ed Emme
Cinematografia, racconta, con la forza a volte disturbante
dell’estetica coreana, un amore materno, l’unico davvero eterno
e privo di volubilità, fin dentro l’orrore.
    È il caso appunto della donna interpretata da Kim Hye-ja, vera
icona dell’industria cinematografica coreana, una madre che vive
con un figlio di ventisette anni, Do-joon (Won Bin), con
evidenti carenze intellettive.
    È subito chiaro che questo ragazzo è l’unica ragione di vita di
questa donna, oggetto di un amore anche più grande perché
destinato ad essere un eterno bambino.
    Così quando una notte il ragazzo torna a casa ubriaco e la
mattina dopo viene trovata morta una studentessa, tutta una
serie di coincidenze portano ad accusare Do-joon che, sotto la
pressione di un corpo di polizia abbastanza cialtrone e
opportunista, confessa.
    Ma la madre, che per vivere raccoglie erbe medicinali e fa
agopuntura, dietro i suoi modi gentili nasconde una ‘mamma
Roma’. Insomma non mollerà certo il figlio al suo destino,
attraverso tutta una serie di accadimenti e colpi di scena
gestiti con grande bravura da Kim Hye-ja.
    Incipit straordinario con la protagonista che balla in un campo
di grano in una prospettiva romantica alla Caspar David
Frederich. (ANSA).
   

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